
UN PAESE INQUIETANTE
Quello che stiamo diventando come paese mi inquieta.Siamo razzisti? Vogliamo le centrali nucleari? Ci va bene la privatizzazione dell’acqua? Ci piacciono gli inceneritori? Vogliamo che gli immigrati siano emarginati o respinti? Perchè la Lega e il PDL oggi rappresentano queste idee.Ma sono davvero queste le idee del paese? E i delusi di sinistra cosa pensano? Hanno preferito non andare a votare? Sono passati alla Lega? E cosa hanno risolto? E il governo cosa ha fatto per loro? Cosa ha fatto per la disoccupazione? E la nostra qualità della vita, com’è oggi? Com’è la qualità della vita delle 82.000 persone che hanno chiesto il Reddito Minimo Garantito? Se ne è occupato qualcuno? L’assessore Tibaldi,quando dettava i tre comunicati in merito, ha mai pensato che non è plausibile metterci più di un anno per pubblicare la graduatoria di un quinto delle persone ammesse al contributo?
Cioè, qualcuno del PD, si è domandato cosa avrebbero pensato le migliaia di persone in attesa del Reddito Minimo nel leggere l’ultimo comunicato della Provincia in cui si dice,”presentare ricorso entro il 30 marzo. I Centri per l’Impiego non danno assistenza per i ricorsi”.E allora a chi si deve chiedere consiglio? Hanno detto, “Non ci aspettavamo un numero così alto di richieste”Ma come? Con la disoccupazione che c’è non vi aspettavate questi numeri? Ma dove vivevate, sulla luna?
Adesso gli assessori del PD potranno riposare, penseranno a tutto quelli della Polverini che, miracolati dall’assenza del PDL alle elezioni di Roma e Provincia, si ritroveranno alla Regione Lazio al posto di tanti membri del PD che non hanno ancora capito cosa dire alla gente per risultare credibili.
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(dal Blog di Renata Polverini)
4 febbraio 2010:
“Una centrale nucleare non è un problema ideologico, ma un´opportunità da valutare.”
11 febbraio 2010:
“Ritengo che nel Lazio non ci sia bisogno di installare nuove centrali nucleari.”
(dal Blog di Renata Polverini)
Polverini gioca allo scarica-barile nucleare: appoggia il piano nucleare del Governo ma dichiara che non c´è bisogno di realizzare una centrale nel Lazio. E dove allora?

DI ROBERTA LERICI
Il rischio per la salute dei cittadini è grosso, come grosse solo le menzogne della candidata Polverini che nei suoi comizi ha sempre omesso di dire che i lavori per la centrale nucleare a Montalto di Castro sono già cominciati.Che si tratti solo di sopralluoghi o di altro, lo sapremo a breve.Quello che conta, è che oggi il sindaco di Roma Alemanno, raccomandando di votare la Polverini, ha affermato che in questo modo “ci sarà una continuità con le scelte del governo centrale, anche perchè Roma ha bisogno di un inceneritore”. CONTINUA A LEGGERE
il ministro ha parlato di «pratica lamentosa»
La scuola e i soldi «chiesti» ai genitori
La Gelmini: non dovete farlo. E promette fondi per 10 milioni di euro. I presidi: questione di sopravvivenza
il ministro ha parlato di «pratica lamentosa»
La scuola e i soldi «chiesti» ai genitori
La Gelmini: non dovete farlo. E promette fondi per 10 milioni di euro. I presidi: questione di sopravvivenza
ROMA – «Non chiedere soldi alle famiglie? Senza il loro aiuto dovremmo chiudere oggi». Giuseppe Strada è il preside dell’Istituto tecnico Pacioli di Crema. I suoi 1.600 studenti pagano un «contributo volontario» di 140 euro l’anno. A cosa serve? «A tutto. A tenere in piedi i laboratori, all’acquisto di carta, di gesso, di tutto il materiale didattico… I fondi che arrivano dal ministero bastano solo per la carta igienica. A patto di farne un uso oculato». Quella del preside di Crema non è una voce fuori dal coro. Il ministro della Pubblica istruzione, Mariastella Gelmini, dice che le scuole non «dovrebbero chiedere contributi alle famiglie». Anzi, parla di prassi «un po’ lamentosa, in pochi casi giustificata» e promette dal prossimo anno 10 milioni di euro per le spese correnti. Fatti i conti, sarebbero mille euro l’anno per ogni istituto. «E noi che ci facciamo? », sbotta Mario Rusconi, preside del liceo Newton di Roma. Nella sua scuola il «contributo volontario» pagato dai genitori è di 100 euro l’anno, 120 per i generosi. «Pochi mesi fa – racconta – abbiamo aperto un nuovo laboratorio di chimica e fisica. Ci è costato 70 mila euro, tutti soldi versati dalle famiglie che usiamo pure per l’ordinaria amministrazione».
Il bello è che il suo liceo, come tutte le scuole italiane, ha un credito nei confronti del ministero dell’Istruzione. Quasi 140 mila euro nel suo caso, per altre scuole la somma è anche superiore. Soldi arretrati che chissà quando arriveranno, se arriveranno, per le continue riduzioni di bilancio degli ultimi anni. «È proprio per questo – spiega Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi – che la maggior parte degli istituti è costretto a rivolgersi ai genitori. Nessun preside lo fa con leggerezza, è una questione di sopravvivenza». Il contributo volontario è la regola, dunque. Non solo per le medie e le superiori ma anche per le elementari dove almeno la “tassa” è più bassa. Racconta Massimo Spinelli, fino a poco tempo fa preside dell’istituto comprensivo di Caravate, in provincia di Varese: «Sono stato costretto a chiedere ai genitori 25 euro l’anno. Servivano per comprare pennarelli, carta, colla, cartelloni. Tutto il materiale che serve ai bambini per giocare ed imparare. Altrimenti che facevamo, passavamo la mattinata a raccontare favole?».
In alcuni casi, poi, la volontarietà del contributo è solo teorica. L’associazione skuola.net ha raccolto un piccolo campionario di pratiche borderline. All’istituto professionale Verri di Busto Arsizio, ad esempio, la famiglia di uno studente che non aveva pagato si è visto arrivare a casa una lettera della scuola. Cosa diceva quella lettera lo racconta Daniele Grassucci, che per skuola.net ha raccolto le segnalazioni: «In caso di mancato pagamento entro 20 giorni, la scuola non avrebbe dato allo studente moroso, diploma, certificato di iscrizione, certificato di frequenza ed altri documenti che per legge è tenuta a rilasciare». Anche per questo, pur di trovare qualche spicciolo, molte scuole si sono buttate sulla finanza creativa. Qualche esempio? L’istituto Fermi di Casazza (Bergamo) ha organizzato una lotteria, primo premio una bici. Il polo scolastico 3 di Fano ha chiesto una tassa di ingresso all’omino che vende le merendine durante l’intervallo. Alla Manzoni di Torino, invece, i genitori sono arrivati alle prestazioni in natura: due settimane fa hanno ridipinto cinque aule. Per protesta ed a costo zero.
Lorenzo Salvia
corriere della sera 25 marzo 2010