
Il sindaco leghista Oscar Lancini
Il caso coinvolge famiglie italiane e straniere di materne ed elementari
Da oggi dovranno tornare a casa per pranzo. Il sindaco: «Sono le regole»
ADRO Una storia amara, comunque. Che ti lascia una specie di peso nella pancia, e più di un interrogativo in testa. Succede, quando di mezzo ci sono i bambini. Una storia che ricorda un po’ quella di Montecchio Maggiore, nel Vicentino, che ha contribuito non poco a incendiare gli ultimi giorni di campagna elettorale. Pure lì c’era, c’è, un sindaco leghista che ha dichiarato guerra alle famiglie morose, offrendo per pranzo ai loro figli solo un panino imbottito e una bottiglietta d’acqua.
Qualcosa di simile è successo anche nel Bresciano, ad Adro. O, meglio, succederà proprio oggi, primo giorno di scuola dopo le feste di Pasqua. Qui sono quaranta i bimbi di asilo ed elementari che all’ora di pranzo non si potranno sedere con i compagni: per loro niente mensa, fino a quando le famiglie non si decideranno a saldare le rette arretrate. A stabilirlo è stato il sindaco leghista Oscar Lancini, che prima delle feste ha chiesto al dirigente scolastico Gianluigi Cadei di spedire agli interessati una lettera in cui si spiega che «non sarà più possibile la permanenza a scuola dell’alunno/a nell’orario della mensa, in quanto l’organizzazione scolastica non ha nessuna possibilità e risorsa strutturale ed economica per garantire agli alunni l’assistenza ed un pasto alternativo rispetto a quello forinito dall’Amministrazione comunale con il servizio della mensa scolastica»
«Non paga lui, non pago io»
Ci si chiede: ma era proprio impossibile per l’ente pubblico riempire il buco scavato dai morosi? Secondo Lancini, sì. «Il Comune non se lo può permettere, punto e basta, e poi la mensa non è un servizio obbligatorio. All’inizio dell’anno l’associazione di genitori che gestisce la mensa ci ha fatto sapere che c’è una situazione economica praticamente impossibile da sostenere. Abbiamo sollecitato diverse volte, ma non è successo nulla. Ora i debiti sono di circa 15-20mila euro. E sono destinati ad aumentare». Secondo il primo cittadino la colpa è di quelle famiglie – circa un terzo delle quaranta totali – che non pagano la retta da più di un anno. La situazione, sempre secondo Lancini, «si è poi complicata quest’anno un po’ per la crisi economica e un po’ per emulazione. Nel senso che diversi genitori hanno deciso di smettere di pagare perchè si sentono presi in giro. Non pagano gli altri? Non paghiamo neanche noi».
«Perchè umiliare i piccoli?»
Le famiglie sono sul piede di guerra. La signora Vittoria Gandossi ha insegnato per una vita proprio in questa scuola; oggi è in pensione e dà una mano nei compiti ad alcuni dei bimbi che sono stati esclusi dal servizio. Dice: «Anche mia nipote dovrà tornare a casa, perchè mia figlia si è dimenticata di pagare la retta. Ha pagato con qualche giorno di ritardo e la bimba è stata esclusa: ma si può? Come si può pensare di umiliare una bimbetta di dieci anni davanti ai propri compagni? E lo stesso discorso, per come la penso io, vale per tutti, anche per quei bimbi i cui genitori proprio non possono pagare».
Oggi a mezzogiorno ci sarà anche lei, la signora Vittoria, insieme a quelli della Caritas e ai pensionati Cgil. Prepareranno panini e frutta per gli esclusi, anche se il sindaco non permetterà ai ragazzi l’ingresso nella mensa: «Sono sotto la nostra responsabilità, non possono mangiare cibi prodotti da estranei all’interno della struttura». Il Pd ha messo a corrente della vicenda anche l’onorevole Paolo Corsini, peraltro originario proprio di Adro, che presenterà un’interpellenza in Parlamento. Il segretario locale del Pd, Silvio Ferretti, attacca: «È una cosa vergognosa, sono bambini. Che insegnamento stiamo dando? Il sindaco non può farlo». Ma Lancini non ci sente: «Sono le regole: chi non paga, non mangia». Oggi, alle 12, la resa dei conti. Di una storia amara, comunque.
Il Giornale dio Brescia 7 aprile 2010 (Rassegna STAMPA VIVICENTRO)