CRISI, TREMONTI: SIAMO IN UN VIDEOGAME DI MOSTRI

venom

di Roberta Lerici

Dopo averci tranquillizzato ieri sera   ad Annozero dicendoci che non ci sarà una “manovrina estiva”, Tremonti ci getta nello sconforto più assoluto annunciandoci che, per quello che riguarda la crisi economica italiana, “Siamo come in un videogame”, poi si spiega meglio, “Avete presente quando in un videogame arriva un mostro? E poi ne arriva un altro, e  un altro ancora? Ecco la  situazione è questa”

Grazie, ministro.Avevamo bisogno di  una spiegazione alla crisi e finalmente l’abbiamo avuta.Per quello che riguarda le ricette per uscirne, c’è tempo.In fondo siamo in crisi solo da qualche anno, la soluzione può attendere…Prima dobbiamo parlare del semi presidenzialismo alla francese, dobbiamo capire cosa vuole fare Fini, abbiamo l’accanimento dei giudici contro Berlusconi, che viene raggiunto da una richiesta di rinvio a giudizio nonostante sia legittimamente impedito, dobbiamo assistere alle gesta di Renzo Bossi alla regione Lombardia, ma soprattutto dobbiamo dobbiamo vedere come la Polverini riorganizzerà la sanità del Lazio e, soprattutto, come si opporrà alla centrale nucleare già prevista  e che lei non vuole.Non perchè sia contraria al nucleare, per carità, è solo che non la vuole nel Lazio…

Insomma ci sono tanti e tali nodi da sciogliere, che francamente pensare alla disoccupazione, ai problemi economici delle famiglie italiane e alle fabbriche che chiudono, mi sembrerebbe francamente fuori luogo…

Il governo delle favole

di Massimo Riva

Fino ad ora si poteva coltivare almeno una speranza. Che l’ottimismo a getto continuo di Silvio Berlusconi e dei suoi ministri (“il peggio è ormai alle spalle” ovvero “la ripresa è cominciata”) avesse una finalità strumentale e contingente: quella di dipingere di rosa il presente e il futuro degli italiani in vista del voto per le elezioni regionali. Adesso – dopo che dalle urne è uscito un risultato non negativo per la sua maggioranza – era però lecito attendersi che, raggiunto lo scopo, il governo rimettesse i piedi per terra confrontandosi con la dura realtà dei conti pubblici e della difficile congiuntura economica.

Tanto più perché, proprio all’indomani delle elezioni, è stata resa nota una raffica di dati, l’uno peggiore dell’altro. Ha cominciato l’Istat con le cifre del consuntivo 2009 che denunciano un deficit al 5,2 del Pil, mai così elevato dal 1996. Ma con una aggravante non da poco: il più pesante risultato di quattordici anni fa (7,1) era allora fronteggiato da un avanzo primario al 4,4 per cento. Nel 2009, invece, lo sbilancio del 5,2 si accompagna con una caduta in negativo del saldo primario allo 0,6 per cento.

Poiché indica la differenza fra entrate e uscite al netto della spesa per gli interessi sul debito, il saldo primario rappresenta il miglior termometro sul livello di salute dei conti pubblici. I fondamentali di un bilancio di Stato, infatti, non sono poi così diversi da quelli di un rendiconto familiare. Qualunque buon padre di famiglia sa che deve spendere meno di quanto incassa per poter reggere i suoi impegni debitori. In caso opposto, infatti, se le uscite superano le entrate, egli si trova costretto a fare nuovi debiti anche per pagare gli interessi su quelli vecchi: una situazione drammatica che in breve rischia di diventare insostenibile. Altrettanto vale per gli Stati, in particolare per quelli che già si trovano sulle spalle un debito abnorme come l’Italia. Leggi il seguito di questo post »

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