Renzo Bossi eletto. Gelmini: «Visto? L’università non serve»

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di Francesca Fornario

Prima di farsi opinioni sbagliate sul risultato elettorale conviene analizzare i dati. Nichi Vendola ha 77.916 fan su FaceBook. Pierluigi Bersani ne ha 19.1974. Berlusconi 28.676. Ma il dato politicamente più significativo è che Mauro Marin ha 455.924 fan. Venticinque volte i fan di Bersani. Se vi state chiedendo chi è Mauro Marin vi starete anche domandando come è possibile che Berlusconi vinca le elezioni nonostante lo scandalo delle escort, i processi pendenti, i tagli alla scuola, l’aumento della pressione fiscale le gaffe con Obama, i capelli finti e soprattutto, il fatto che racconti per la cinquemilionesima volta la barzelletta degli avversari che non sanno come abbatterlo perché rimbalza (consoliamoci: è così che ha perso Lecco). Semplice: nelle ultime settimane Berlusconi è stato in tv così a lungo che oltre a sei regioni ha vinto un Emmy. Prima ha tolto di mezzo i talk-show (Bruno Vespa era in una tale crisi d’astinenza che quando invitava gli amici a casa li faceva accomodare in salotto e restava in piedi), poi ha occupato tutte le reti a tutte le ore raccomandando agli spettatori di votare per lui. Berlusconi è stato in tv così a lungo che Maurizio Costanzo voleva sposarlo. Lo squilibrio tra Pdl e partiti d’opposizione era talmente evidente che se ne sono accorti perfino all’Agcom. Tg1 e Tg5 pagheranno una multa. Non è un gran deterrente, per un miliardario che pensa che il parcheggio sulla fascia blu costi un euro e quello sull’area riservata ai portatori di handicap costi 72 euro. A un certo punto bisognerà andarsi a riprendere la televisione, e nel frattempo, volendo, aprire il dibattito su Renzo Bossi che diventa consigliere regionale (la Gelmini ha esultato: «Visto dove si può arrivare senza l’università?»), sulle ripercussioni della vittoria di Vendola fuori dalla Puglia (Ricky Martin ha fatto coming out. Mi piace vederci un nesso) o sulla Binetti che ha preso così pochi voti che D’Alema le ha chiesto di tornare nel Pd. No, non ve lo dico chi è Mauro Marin.

31 marzo 2010

http://www.unita.it/rubriche/fornario/96865

456.402 fanMostra tutti
Mauro Marin
Età: 29
Data di nascita: 21 Luglio 1980
Luogo: Castelfranco Veneto (TV)
Vive a: Castelfranco Veneto (TV
Stato civile: celibe
Altezza: 175 cm
Peso: 70 kg
Occhi: verdi
Capelli: neri

Motti: A pio pio,Oh vecchio,A chicco,Signorino,Spettinella,Vi Mangio
Informazioni

Membri:
Fan Club Ufficiale di Mauro Marin

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GELMINI AI PRESIDI: NON CHIEDETE SOLDI AI GENITORI

il ministro ha parlato di «pratica lamentosa»

La scuola e i soldi «chiesti» ai genitori

La Gelmini: non dovete farlo. E promette fondi per 10 milioni di euro. I presidi: questione di sopravvivenza

il ministro ha parlato di «pratica lamentosa»

La scuola e i soldi «chiesti» ai genitori

La Gelmini: non dovete farlo. E promette fondi per 10 milioni di euro. I presidi: questione di sopravvivenza

ROMA – «Non chiedere soldi alle famiglie? Senza il loro aiuto dovremmo chiudere oggi». Giuseppe Strada è il preside dell’Istituto tecnico Pacioli di Crema. I suoi 1.600 studenti pagano un «contributo volontario» di 140 euro l’anno. A cosa serve? «A tutto. A tenere in piedi i laboratori, all’acquisto di carta, di gesso, di tutto il materiale didattico… I fondi che arrivano dal ministero bastano solo per la carta igienica. A patto di farne un uso oculato». Quella del preside di Crema non è una voce fuori dal coro. Il ministro della Pubblica istruzione, Mariastella Gelmini, dice che le scuole non «dovrebbero chiedere contributi alle famiglie». Anzi, parla di prassi «un po’ lamentosa, in pochi casi giustificata» e promette dal prossimo anno 10 milioni di euro per le spese correnti. Fatti i conti, sarebbero mille euro l’anno per ogni istituto. «E noi che ci facciamo? », sbotta Mario Rusconi, preside del liceo Newton di Roma. Nella sua scuola il «contributo volontario» pagato dai genitori è di 100 euro l’anno, 120 per i generosi. «Pochi mesi fa – racconta – abbiamo aperto un nuovo laboratorio di chimica e fisica. Ci è costato 70 mila euro, tutti soldi versati dalle famiglie che usiamo pure per l’ordinaria amministrazione».

Il bello è che il suo liceo, come tutte le scuole italiane, ha un credito nei confronti del ministero dell’Istruzione. Quasi 140 mila euro nel suo caso, per altre scuole la somma è anche superiore. Soldi arretrati che chissà quando arriveranno, se arriveranno, per le continue riduzioni di bilancio degli ultimi anni. «È proprio per questo – spiega Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi – che la maggior parte degli istituti è costretto a rivolgersi ai genitori. Nessun preside lo fa con leggerezza, è una questione di sopravvivenza». Il contributo volontario è la regola, dunque. Non solo per le medie e le superiori ma anche per le elementari dove almeno la “tassa” è più bassa. Racconta Massimo Spinelli, fino a poco tempo fa preside dell’istituto comprensivo di Caravate, in provincia di Varese: «Sono stato costretto a chiedere ai genitori 25 euro l’anno. Servivano per comprare pennarelli, carta, colla, cartelloni. Tutto il materiale che serve ai bambini per giocare ed imparare. Altrimenti che facevamo, passavamo la mattinata a raccontare favole?».

In alcuni casi, poi, la volontarietà del contributo è solo teorica. L’associazione skuola.net ha raccolto un piccolo campionario di pratiche borderline. All’istituto professionale Verri di Busto Arsizio, ad esempio, la famiglia di uno studente che non aveva pagato si è visto arrivare a casa una lettera della scuola. Cosa diceva quella lettera lo racconta Daniele Grassucci, che per skuola.net ha raccolto le segnalazioni: «In caso di mancato pagamento entro 20 giorni, la scuola non avrebbe dato allo studente moroso, diploma, certificato di iscrizione, certificato di frequenza ed altri documenti che per legge è tenuta a rilasciare». Anche per questo, pur di trovare qualche spicciolo, molte scuole si sono buttate sulla finanza creativa. Qualche esempio? L’istituto Fermi di Casazza (Bergamo) ha organizzato una lotteria, primo premio una bici. Il polo scolastico 3 di Fano ha chiesto una tassa di ingresso all’omino che vende le merendine durante l’intervallo. Alla Manzoni di Torino, invece, i genitori sono arrivati alle prestazioni in natura: due settimane fa hanno ridipinto cinque aule. Per protesta ed a costo zero.

Lorenzo Salvia

corriere della sera 25 marzo 2010

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