VITTIME GIUSTIZIA MINORILE: SIT-IN 22 APRILE A ROMA DOPO IL BLITZ DI LATINA

vietato-giocare.jpg (500×330)

fonte Facebook

Il Comitato Vittime Giustizia Minorile organizza un sit-in per esprimere la propria condanna nei confronti dei metodi usati dal Tribunale dei Minori di Roma in diverse occasioni.Il blitz di Latina in cui per prelevare un bambino e portarlo in una casa famiglia strappandolo alla madre, sarebbero stati usati più o meno 14 agenti, è solo l’ultimo di una serie di provvedimenti che hanno l’unico risultato di causare ulteriori traumi a bambini che ne hanno già subiti a causa di separazioni conflittuali, violenze o maltrattamenti. Il prelevamento in questione, alla fine di una giornata convulsa, non è stato possibile perchè il bambino è stato colto da gravi malori per i quali è stato necessario accompagnarlo al pronto soccorso.Dopo una notte completamente in bianco, il bambino è stato visitato nuovamente il giorno dopo. Vi invitiamo a protestare pacificamente contro questo modus operandi e a partecipare, sia che siate vittime voi stessi o che vogliate supportare questa causa in favore dell’infanzia. L’evento del Comitato Vittime Giustizia Minorile, appoggiato dal Movimento Infanzia Lazio,  è organizzato da Carlo Stasolla, mentre il portavoce del Comitato è Roberta Lerici.  Per comunicazioni e domande inerenti all’iniziativa scrivere a “roberta.lerici@yahoo.it”

LATINA, BIMBO CONTESO: OTTO ANNI, TRATTATO COME UN BOSS


Ecco un articolo del giornale Latina Oggi, allegato a Il Giornale, in cui si descrive l’incredibile mattinata vissuta dai familiari di questa mamma a cui il Tribunale dei Minori di Roma,vuole portare temporaneamente via il bambino, in attesa che si raggiunga un accordo per le visicon il padre.La madre in questo caso non ostacola affatto le visite con il padre del bambino, in quanto è il bambino che rifiuta di vederlo.E allora, la cosa più semplice sarebbe quella di fornire al bambino il supporto di uno psicologo in modo da individuare le cause della sua avversione per il padre e cercare di superarle. Il Tribunale dei Minori di Roma, invece, ha deciso di collocare il bambino in una casa famiglia e di vietare qualsiasi rapporto con la madre e i suoi familiari.Nello stesso decreto si stabilisce anche che debba lasciare la sua scuola e i suoi compagni, visto che la casa famiglia a cui è destinato si trova a Roma, mentre la famiglia abita a Sezze.

Una decisione che lascia davvero senza parole per la sua crudeltà.Non è, però, purtroppo l’unico caso in cui senza un valido motivo si separano i figli da un genitore con il quale i bambini hanno un forte legame affettivo.Abbiamo seguito altri casi simili e continuiamo a chiederci perchè una giustizia che dovrebbe essere dalla parte dei minori, finisce per causargli traumi ben più gravi di quelli dovuti alle separazione dei genitori.

I bambini che vivono già con un solo genitore, infatti, finiscono per ritrovarsi del tutto orfani per mano di quelle stesse istituzioni che dovrebbero mettere il loro interesse al centro di qualsiasi decisione.
Per stigmatizzare la violenza di questi provvedimenti e i danni che possono creare ai minori che li subiscono, è nato il COMITATO VITTIME DELLA GIUSTIZIA MINORILE, che farà un sit-in di fronte al Tribunale dei Minori il 22 aprile 2010, dalle 10, 30 in poi.
L’iniziativa non vuole entrare nel merito dei singoli casi, ma costituire un momento di riflessione e ripensamento sul genere di tutela che deve essere riservata all’infanzia che arriva suo malgrado nelle aule giudiziarie.

I bambini vanno ascoltati, e troppo spesso non lo sono.Vanno rispettati, e troppo spesso vengono calpestati. Vanno compresi a aiutati quando mostrano sofferenza e disagio, mentre in molti casi l’iter giudiziario peggiora il loro stato di salute psicofisica.Ma soprattutto i bambini hanno bisogno di amore, e questo non può essergli negato per decreto.

DALL’ISOLA DEI FAMOSI A IKEA: “RINGRAZIATECI SE VI FACCIAMO LAVORARE”

ISOLA DEI FAMOSI, SIT -IN DI PROTESTA DAVANTI ALLA RAI-FOTO DI SIMONA CALEO (L’ESPRESSO)

DI ROBERTA LERICI

Cos’è diventato il lavoro in tempi di crisi? Un regalo.E tutti noi conosciamo il detto, “a caval donato non si guarda in bocca”, quindi per conservare questo lavoro “regalato” in tempi di crisi, l’unica cosa da fare è accettare tutto, senza lamentarsi. Il tuo turno è di quattro ore ma te ne faccio fare sei o sette senza retribuzione degli straordinari? Se ti lamenti ti mando a casa, anzi ti ci mando ache se non ti lamenti ma mi fai capire che a una certa ora vorresti staccare. in uno dei supermercati della catena  Eurospin del centro Italia succede anche questo, perchè  tanto di persone in cerca di lavoro se ne trovano quante se ne vuole.

All’Isola dei Famosi i tecnici sono trattati da schifo, sia umanamente che economicamente? Se vogliono lasciare l’Isola, devono pagarsi il biglietto da soli, perchè quello fatto dalla produzione è di sola andata.Hanno fatto un sit in di protesta davanti alla Rai i tecnici televisivi freelance, perchè ormai le paghe sono da fame,simili a quelle di una colf che, però, lavora in nero e paradossalmente, può guadagnare molto più di loro. Nella mia zona chiedono 10-12 euro l’ora, ma un tecnico impiegato all’Isola dei Famosi per stare in Nicaragua con4 bagni da dividere in tanti, di euro ne guadagna 120 lordi al giorno (meno di 80 euro netti).Sono figure professionali specializzate, avranno studiato, avranno maturato esperienza in anni e anni di lavoro.Ma oggi si gioca al ribasso: se non accetti  si chiama un altro. All’Ikea DI Corsico, vicino a Milano, sono arrivati a cronometrare le andate in  bagno e i dipendenti hanno scioperato.Un conto, però, è uno sciopero dei dipendenti di un’azienda, un altro è ciò che può fare il singolo, magari assunto con i contratti interinali o un freelance impiegato nelle produzioni televisive. Che forme di protesta o di difesa ha a sua disposizione?

Oggi molti dei tecnici specializzati del cinema stanno a casa perchè costano troppo, meglio prendere qualcuno alle prime armi e pagarlo poco: e se non è troppo bravo, pazienza.Col tempo si farà e intanto si risparmia.Per il lavoratore il rispetto non esiste quasi più e tutte le leggi fatte per migliorare le loro condizioni economiche vengono ignorate. Nel cinema è stato stabilito che una percentuale dei diritti di replica va anche ai doppiatori.E cosa fanno le case cinematografiche italiane? Fanno firmare una liberatoria in cui si rinuncia a qualunque diritto sulla pellicola per cui si è lavorato. All’estero questo si può fare? No, si fa solo in Italia.

Qui non ci sono controlli su nulla e chi ha il potere di dare lavoro può infrangere tutte le leggi che vuole, tanto nessuno controllerà mai.In Italia, grazie alla crisi, molta gente si è arricchita. Per la maggioranza, però, la crisi ha portato disperazione e in diversi casi, morte. Siamo sicuri che maggiori controlli non avrebbero evitato tutto questo? Siamo sicuri che non ci sia nulla da fare per evitare di far sprofondare la popolazione nell’abisso della miseria, mentre qualcuno compra tenute, aziende e si permette una vita da nababbo?

Dal Nicaragua a viale Mazzini

Testo DI Simona Caleo

Dopo la denuncia de L’espresso, il Clb ha indetto una protesta davanti alla sede di viale Mazzini. Solidarietà con i colleghi sul set dell’ ‘Isola’ in Nicaragua, ma anche la denuncia di un intero settore in cui le condizioni di lavoro sono peggiorate. Con una richiesta: “La Rai prenda posizione”

Dal Nicaragua a viale Mazzini. La protesta degli operatori de “L’isola dei famosi” è arrivata oggi a Roma, davanti alla sede della Rai, con un sit in. La manifestazione indetta dal Clb, Coordinamento Lavoratori del Broadcast (con il pieno appoggio di CGIL-scl Roma-Lazio e CISL-Fistel) aveva lo scopo di “denunciare le condizioni, al limite della legalità, a cui sono costretti operatori e tecnici dell’Isola dei famosi”, descritte nell’ultimo numero de ‘L’espresso’. Al Leggi il seguito di questo post »

CRISI, TREMONTI: SIAMO IN UN VIDEOGAME DI MOSTRI

venom

di Roberta Lerici

Dopo averci tranquillizzato ieri sera   ad Annozero dicendoci che non ci sarà una “manovrina estiva”, Tremonti ci getta nello sconforto più assoluto annunciandoci che, per quello che riguarda la crisi economica italiana, “Siamo come in un videogame”, poi si spiega meglio, “Avete presente quando in un videogame arriva un mostro? E poi ne arriva un altro, e  un altro ancora? Ecco la  situazione è questa”

Grazie, ministro.Avevamo bisogno di  una spiegazione alla crisi e finalmente l’abbiamo avuta.Per quello che riguarda le ricette per uscirne, c’è tempo.In fondo siamo in crisi solo da qualche anno, la soluzione può attendere…Prima dobbiamo parlare del semi presidenzialismo alla francese, dobbiamo capire cosa vuole fare Fini, abbiamo l’accanimento dei giudici contro Berlusconi, che viene raggiunto da una richiesta di rinvio a giudizio nonostante sia legittimamente impedito, dobbiamo assistere alle gesta di Renzo Bossi alla regione Lombardia, ma soprattutto dobbiamo dobbiamo vedere come la Polverini riorganizzerà la sanità del Lazio e, soprattutto, come si opporrà alla centrale nucleare già prevista  e che lei non vuole.Non perchè sia contraria al nucleare, per carità, è solo che non la vuole nel Lazio…

Insomma ci sono tanti e tali nodi da sciogliere, che francamente pensare alla disoccupazione, ai problemi economici delle famiglie italiane e alle fabbriche che chiudono, mi sembrerebbe francamente fuori luogo…

CANDIDATI CENTROSINISTRA 2013: SORPRESE DAL SONDAGGIO DE L’ESPRESSO

Clicca sulla foto

2013, vota il tuo candidato contro Berlusconi

Vi ricordo che questo tipo di sondaggi non hanno alcun valore statistico, e rappresenta soltanto un test interessante per capire come la pensano i lettori de L’Espresso.

Per votare, questo è il link:http://espresso.repubblica.it/polls.jsp?idpoll=2124611

Nel centrosinistra è aperta la caccia al leader per la sfida elettorale del 2013.

Chi può battere Silvio Berlusconi?

Risultati

Luca Cordero di Montezemolo 4457 voti

Pier Luigi Bersani                              312 voti

Nichi Vendola                                   2205 voti

Mario Draghi                                        816 voti

Beppe Grillo                                          261 voti

Rosi Bindi                                              630 voti

Roberto Saviano                                  473 voti

nessuno                                                    172 voti

(9326 voti alle 08:48 del 9 aprile 2010)

Il governo delle favole

di Massimo Riva

Fino ad ora si poteva coltivare almeno una speranza. Che l’ottimismo a getto continuo di Silvio Berlusconi e dei suoi ministri (“il peggio è ormai alle spalle” ovvero “la ripresa è cominciata”) avesse una finalità strumentale e contingente: quella di dipingere di rosa il presente e il futuro degli italiani in vista del voto per le elezioni regionali. Adesso – dopo che dalle urne è uscito un risultato non negativo per la sua maggioranza – era però lecito attendersi che, raggiunto lo scopo, il governo rimettesse i piedi per terra confrontandosi con la dura realtà dei conti pubblici e della difficile congiuntura economica.

Tanto più perché, proprio all’indomani delle elezioni, è stata resa nota una raffica di dati, l’uno peggiore dell’altro. Ha cominciato l’Istat con le cifre del consuntivo 2009 che denunciano un deficit al 5,2 del Pil, mai così elevato dal 1996. Ma con una aggravante non da poco: il più pesante risultato di quattordici anni fa (7,1) era allora fronteggiato da un avanzo primario al 4,4 per cento. Nel 2009, invece, lo sbilancio del 5,2 si accompagna con una caduta in negativo del saldo primario allo 0,6 per cento.

Poiché indica la differenza fra entrate e uscite al netto della spesa per gli interessi sul debito, il saldo primario rappresenta il miglior termometro sul livello di salute dei conti pubblici. I fondamentali di un bilancio di Stato, infatti, non sono poi così diversi da quelli di un rendiconto familiare. Qualunque buon padre di famiglia sa che deve spendere meno di quanto incassa per poter reggere i suoi impegni debitori. In caso opposto, infatti, se le uscite superano le entrate, egli si trova costretto a fare nuovi debiti anche per pagare gli interessi su quelli vecchi: una situazione drammatica che in breve rischia di diventare insostenibile. Altrettanto vale per gli Stati, in particolare per quelli che già si trovano sulle spalle un debito abnorme come l’Italia. Leggi il seguito di questo post »

Uomini che uccidono le donne: una vittima del partner ogni 48 ore

Italia prima in Europa per i reati commessi in famiglia

Più del 50% degli omicidi avviene durante la separazione

di Maria Lombardi

ROMA (6 aprile) – Luana e Beatrice volevano andar via, lasciar morire due amori finiti e continuare a vivere. Non ce l’hanno fatta, uccise nello spazio di una festa da chi voleva fermarle, la paura dell’abbandono più forte dell’amore e della pietà. Luana, 27 anni, non voleva più Luca e l’aveva detto, lui l’ha soffocata nella casa nuova di Noventa Vicentina e poi ha vegliato il corpo. Anche Beatrice a 36 anni forse cercava una vita nuova, lontano dalla casa di Obino (Lugano), Marco l’ha colpita alla nuca «per gelosia», ha confessato, e poi gettata nel lago di Como.

E’ in quella zona grigia del rapporto che si va frantumando che si consumano il maggior numero dei delitti passionali. E’ nella fase dell’abbandono e delle separazioni che le donne sono più esposte alla violenza. «Il 55% degli omicidi si verificano durante il periodo di crisi massima, quando ci si sta separando ma non c’è stato ancora un giudizio», spiega l’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell’Associazione matrimonialisti italiani. «Una forma di vendetta inconsapevole», per Anna Bravo, studiosa di storia del femminismo. «Di fronte alla paura di perdere il controllo, di fronte alla crescita della compagna o della moglie, gli uomini usano lo strumento in cui sono più forti: la violenza fisica».

Due delitti passionali a Pasqua, e forse non è un caso: le feste che una volta univano adesso lacerano, qualche giorno insieme e i conflitti esplodono. I tempi si dilatano e anche la rabbia. «Emerge in tutta la sua forza la disabitudine alla comunicazione e il delitto è la soluzione più veloce», la psicologa Vera Slepoj è convinta che gli omicidi in famiglia sono destinati ad aumentare. Le feste accelerano le crisi, il 40% delle separazioni, calcola l’avvocato Gassani, «vengono richieste dopo Ferragosto e Natale».

Un omicidio in famiglia «ogni due giorni, due ore, 20 minuti e 41 secondi. Nel 2008 si è registrato un 3% in più rispetto all’anno precedente. Ma l’andamento è oscillante, non possiamo parlare nel complesso di aumento dei casi», è l’opinione del professor Vincenzo Mastronardi, psichiatra e psicoterapeuta, titolare della cattedra di psicopatologia forense alla Sapienza. Il movente? «E’ passionale nel 25,9% degli omicidi», spiega il professore. «Seguono le liti, nel 21,8% dei casi, i disturbi psichici, 16,15 %, e le ragioni economiche, 8%», aggiunge il professore. Oltre la metà delle donne (il 66%) viene uccisa con la pistola, moltissimi abusi (il 40%) sono commessi durante la prima gravidanza.

L’Italia al primo posto in Europa per il numero dei reati che si commettono in famiglia. «Colpa anche della lunghezza del processo per ottenere il divorzio che esaspera gli animi. Non c’è mediazione familiare ma un processo cattivo che incattivisce gli ex coniugi», sostiene Gassani. Non è un caso se 20 anni fa si contavano 400mila matrimoni e oggi 220mila, uno su tre finisce in tribunale. E la deriva della violenza riguarda un po’ tutte le coppie, «i coniugi, ma anche i conviventi e si registra un numero crescente di aggressioni tra le coppie omosessuali», secondo il matrimonialista.

E tante volte le violenze diventano segreti, per sempre vergogna, la vittima condannata a restare tale: solo il 4% delle donne maltrattate, picchiate, offese o stuprate trova la forza di denunciare. E chissà se quella donna avesse detto, se qualcuno avesse chiesto aiuto. «Dietro tante tragedie familiari c’è un passato di violenze finite sotto silenzio. E’ dimostrato che più della metà dei delitti commessi in famiglia era annunciato e che pertanto si poteva evitare se le vittime non fossero state lasciate sole», sostiene il presidente dell’Ami.

Ma c’è il silenzio e la paura: il 93% delle violenze commesse dal marito o dal compagno vengono taciute. Accade in famiglia, quasi sempre, e si tende a sottovalutare. Poche donne (appena il 18%) considerano la violenza un reato, per la gran parte (44%) è «qualcosa di sbagliato», o «qualcosa che è accaduto» (36%).

Più morti in famiglia che per mano delle cosche: mafia, camorra e ‘ndrangheta messe insieme. Famiglie sempre più ”malate” e sofferenti da seguire, sorvegliare, curare prima che il malessere porti morte. Gli omicidi familiari sono circa duecento l’anno, sempre di più (Istat). Così pure il 91,6% degli omicidi-suicidi avvengono in famiglia, ogni dieci giorni un padre, un marito, un fidanzato (è un lui nel 93% dei casi) pianifica una strage. I casi nel 2008 sono aumentati del 28%, le vittime sono state il 68% in più. Omicidi annunciati, il più delle volte.

il messaggero 8 aprile 2010

MARTA,UCCISA DAL LAVORO NERO A 22 ANNI:CONFEZIONAVA UOVA A 5 € L’ORA

06.04.2010 04:18

Fine orribile di una 22enne nel Pavese: è rimasta impigliata nell’ingranaggio del nastro trasportatore. Inutili i soccorsi. Il padre: sognava un posto stabile

OTTOBIANO (Pavia), 3 aprile 2010 – UN DIPLOMA chiuso nel cassetto e pochi euro guadagnati in nero. Tanto, doveva essere un’occupazione temporanea quella di Marta Lunghi. Un lavoretto da fare per non stare a casa inoperosa, in attesa di un posto regolare, stabile. Ma quel lavoretto è durato 20 mesi e il posto per la 22enne di Ottobiano, piccolo centro della Lomellina, non arriverà più. Ha perso la vita nell’azienda avicola Gerlo a Pieve del Cairo, dove confezionava uova per 5 euro l’ora. I suoi sogni di giovane donna si sono fermati il 20 marzo negli ingranaggi del nastro trasportatore, quello in cui è rimasta impigliata. E si sono infranti definitivamente quattro giorni dopo, in un letto della seconda Rianimazione del San Matteo di Pavia. Ora, le indagini condotte dalla Direzione provinciale del lavoro hanno portato ad accertare che la ragazza lavorava senza un regolare contratto.

AVEVA COMINCIATO nel luglio del 2008 con un impegno saltuario, due-tre giorni alla settimana. Negli ultimi sei mesi, però, il lavoro era aumentato e Marta veniva occupata con continuità, con un solo giorno di riposo. Anche sabato 20 marzo, quello dell’incidente, si trovava regolarmente in azienda. Aveva cominciato la sua giornata da appena un’ora, quando è rimasta agganciata alla catena della macchina. Leggi il seguito di questo post »

Brescia, Retta non pagata: Mensa vietata a quaranta bambini

Il sindaco leghista Oscar Lancini

Il caso coinvolge famiglie italiane e straniere di materne ed elementari
Da oggi dovranno tornare a casa per pranzo. Il sindaco: «Sono le regole»

ADRO Una storia amara, comunque. Che ti lascia una specie di peso nella pancia, e più di un interrogativo in testa. Succede, quando di mezzo ci sono i bambini. Una storia che ricorda un po’ quella di Montecchio Maggiore, nel Vicentino, che ha contribuito non poco a incendiare gli ultimi giorni di campagna elettorale. Pure lì c’era, c’è, un sindaco leghista che ha dichiarato guerra alle famiglie morose, offrendo per pranzo ai loro figli solo un panino imbottito e una bottiglietta d’acqua.
Qualcosa di simile è successo anche nel Bresciano, ad Adro. O, meglio, succederà proprio oggi, primo giorno di scuola dopo le feste di Pasqua. Qui sono quaranta i bimbi di asilo ed elementari che all’ora di pranzo non si potranno sedere con i compagni: per loro niente mensa, fino a quando le famiglie non si decideranno a saldare le rette arretrate. A stabilirlo è stato il sindaco leghista Oscar Lancini, che prima delle feste ha chiesto al dirigente scolastico Gianluigi Cadei di spedire agli interessati una lettera in cui si spiega che «non sarà più possibile la permanenza a scuola dell’alunno/a nell’orario della mensa, in quanto l’organizzazione scolastica non ha nessuna possibilità e risorsa strutturale ed economica per garantire agli alunni l’assistenza ed un pasto alternativo rispetto a quello forinito dall’Amministrazione comunale con il servizio della mensa scolastica»

«Non paga lui, non pago io»
Ci si chiede: ma era proprio impossibile per l’ente pubblico riempire il buco scavato dai morosi? Secondo Lancini, sì. «Il Comune non se lo può permettere, punto e basta, e poi la mensa non è un servizio obbligatorio. All’inizio dell’anno l’associazione di genitori che gestisce la mensa ci ha fatto sapere che c’è una situazione economica praticamente impossibile da sostenere. Abbiamo sollecitato diverse volte, ma non è successo nulla. Ora i debiti sono di circa 15-20mila euro. E sono destinati ad aumentare». Secondo il primo cittadino la colpa è di quelle famiglie – circa un terzo delle quaranta totali – che non pagano la retta da più di un anno. La situazione, sempre secondo Lancini, «si è poi complicata quest’anno un po’ per la crisi economica e un po’ per emulazione. Nel senso che diversi genitori hanno deciso di smettere di pagare perchè si sentono presi in giro. Non pagano gli altri? Non paghiamo neanche noi».
«Perchè umiliare i piccoli?»
Le famiglie sono sul piede di guerra. La signora Vittoria Gandossi ha insegnato per una vita proprio in questa scuola; oggi è in pensione e dà una mano nei compiti ad alcuni dei bimbi che sono stati esclusi dal servizio. Dice: «Anche mia nipote dovrà tornare a casa, perchè mia figlia si è dimenticata di pagare la retta. Ha pagato con qualche giorno di ritardo e la bimba è stata esclusa: ma si può? Come si può pensare di umiliare una bimbetta di dieci anni davanti ai propri compagni? E lo stesso discorso, per come la penso io, vale per tutti, anche per quei bimbi i cui genitori proprio non possono pagare».
Oggi a mezzogiorno ci sarà anche lei, la signora Vittoria, insieme a quelli della Caritas e ai pensionati Cgil. Prepareranno panini e frutta per gli esclusi, anche se il sindaco non permetterà ai ragazzi l’ingresso nella mensa: «Sono sotto la nostra responsabilità, non possono mangiare cibi prodotti da estranei all’interno della struttura». Il Pd ha messo a corrente della vicenda anche l’onorevole Paolo Corsini, peraltro originario proprio di Adro, che presenterà un’interpellenza in Parlamento. Il segretario locale del Pd, Silvio Ferretti, attacca: «È una cosa vergognosa, sono bambini. Che insegnamento stiamo dando? Il sindaco non può farlo». Ma Lancini non ci sente: «Sono le regole: chi non paga, non mangia». Oggi, alle 12, la resa dei conti. Di una storia amara, comunque.

Il Giornale dio Brescia 7 aprile 2010 (Rassegna STAMPA VIVICENTRO)

Pedofilia, l’inferno italiano

preti-pedofili.jpg (298×379)


di Tommaso Cerno – 25 marzo 2010

Dalla Toscana a Bolzano, dai missionari ai catechisti: oltre 40 casi di molestie. Con le diocesi all’opera per fermare le indagini. La situazione nel nostro Paese prima dell’intervento del papa. In edicola da venerdì!

L’ immagine di un Cristo in croce. Un ragazzino nudo. Un frate che l’accarezza: “Non avere paura, sono le mani di Dio”. È uno dei tanti casi di preti pedofili mai trapelati. Soffocato nel pianto di un undicenne diventato adulto covando un terribile segreto. Non siamo nell’Irlanda, colpita dal più grosso scandalo che la Chiesa ricordi dopo gli Stati Uniti, e neppure nella Germania dove gli abusi passano i confini dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, dove il cardinale Joseph Ratzinger fu vescovo. Siamo nell’Italia di ogni giorno, a catechismo in un famoso monastero della Toscana. Un luogo sicuro per Mario, che però all’improvviso diventa la peggiore delle trappole: “Quando si stava spogliando c’è stato un rumore, sono entrate alcune persone e solo così ho evitato il peggio”. Di questa tragedia dimenticata nessuno ha mai parlato. Eppure chi doveva sapere, sapeva: vescovo, priore e famiglia.

“È stata la Chiesa a sconsigliare ai miei genitori di denunciare la violenza e, alla fine, hanno convinto anche me a non rivolgersi al tribunale”. Non si tratta di un episodio isolato.

In Lombardia lo stesso dramma ha colpito una bambina in un convento di suore, anche stavolta nell’omertà: “Ho ricevuto avance esplicite da una monaca e, quando ne ho parlato, la mia famiglia s’è infuriata. Volevamo andare dai carabinieri, poi è intervenuto il vescovo: disse che sarebbe stato meglio risolvere la faccenda all’interno e che ci avrebbe pensato Dio a punire i colpevoli”, racconta Simona.

È l’altra faccia della pedofilia in agguato nell’oscurità di chiese e sacrestie. La più subdola, la più pericolosa. Un crimine declassato a semplice peccato, da assolvere e dimenticare. Coperto dagli inni e dalle penitenze, protetto dal segreto della confessione, imposto dopo la messa come un rituale a cui i bambini non sanno opporsi. La lettera di Benedetto XVI ai cattolici irlandesi sembra rompere questo silenzio colpevole durato decenni. Il papa si scaglia contro i sacerdoti macchiati di violenze e i vescovi che le hanno nascoste, invitando per la prima volta a denunciare i casi ai tribunali. Un’onda che s’allarga e investe anche l’Italia, dove le condanne sono già decine da Bolzano a Palermo. Leggi il seguito di questo post »

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.